L’allattamento naturale in condizioni normali e in quelle patologiche

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Tutti conoscono i vantaggi dell’allattamento al seno: la presenza di fattori nutritivi a misura del neonato, la possibilità di immunizzazione dalle malattie grazie alla trasmissione di anticorpi da madre in figlio e, non ultima, la componente psicologica del contatto fisico diretto che sottolinea e rafforza il senso di sicurezza e privilegia la relazione diadica.

Il meccanismo di produzione del latte materno avviene principalmente grazie alla prolattina e all’ossitocina, due ormoni che svolgono un’azione combinata e rispettivamente la formazione del latte vero e proprio e la contrazione dei condotti mammari per l’emissione.

Le situazioni particolari

Non sempre, però, è possibile alla puerpera allattare il proprio bambino al seno, a volte per mancanza o insufficienza di latte e altre volte semplicemente per errori di posizionamento.

Questa situazione scatena un forte senso di impotenza e di frustrazione nella donna che tende a sentirsi “una cattiva madre”. Non è però giustificata questa demonizzazione in quanto il latte artificiale disponibile in commercio è studiato e formulato in maniera adeguata alle diverse esigenze del bambino. Certamente  non bisogna affidarsi solo al latte consigliato all’uscita dal reparto di maternità ma rivolgersi direttamente al pediatra per una valutazione più mirata.

Nella donna con tumore al seno è possibile l’allattamento naturale? Molte donne in passato affette da tumore al seno ritengono pericolosa questa pratica per il bambino. Il direttore dell’Istituto milanese di oncologia in base ai dati clinici riscontrati nei casi di tumore al seno, afferma che l’allattamento naturale favorisce il ripristino dello stato fisico della puerpera, diminuisce il rischio di diabete e previene il tumore alla mammella. Naturalmente parliamo di quelle donne dove è presente una predisposizione genetica a questo tipo di patologia. Nelle donne che sono state affette da cancro al seno, l’allattamento naturale non solo è possibile ma è addirittura consigliato come fattore di protezione e prevenzione.

Non c’è ragione, infatti, di temere un rischio per il neonato in quanto non si verifica nessun passaggio di cellule tumorali nel latte nè questo viene modificato dai trattamenti effettuati in precedenza. Anche nel caso di ablazione della mammella è possibile l’allattamento al seno in quanto è sufficiente la mammella ancora presente. Infine laddove la donna sia stata sottoposta a radioterapia nel passato non si verifica nessuna alterazione della qualità del latte prodotto ma soltanto una lieve diminuzione della quantità.

In definitiva quindi, salvo il caso di una condizione tumorale in atto, l’allattamento al seno è assolutamente possibile e sta solo alla neo mamma, in base alla sua condizione psico-fisica,  la scelta di effettuarlo.

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